Repubblica
I chiropratici
Quando a curare bastano le mani Un'arte sanitaria ancora "clandestina". Altri progetti di legge alla Camera per dare finalmente delle norme
Non sono "schiacciaossi", né fisioterapisti o manipolatori
tout court. Non sono medici e non pretendono di esserlo. Nella loro scienza,
allo stesso tempo filosofia e arte sanitaria, non sono previsti farmaci né
interventi chirurgici. I chiropratici sono dottori, nel senso che sono regolarmente
laureati in chiroterapia dopo 5 anni di corso universitario.
In tutto il mondo (tranne in Italia, Spagna, Portogallo e Grecia) sono "operatori
sanitari primari", professione parallela a quella del medico e dell'odontoiatra.
Un esercito che con oltre 100 mila chiropratici negli Usa si colloca al secondo
posto dopo i medici generici e prima dei dentisti. In Europa annovera 2.400
iscritti nell'Unione Europea dei Chiropratici (Ecu), in Italia 230 di cui 160
iscritti all'Aic, Associazione Italiana Chiropratici. Tutti laureati all'estero,
presso istituti riconosciuti dal Wfc, la federazione mondiale. In Italia, pur
non mancando corsi e seminari, non ce ne sono di riconosciuti.
Da noi non c'è nemmeno l'albo professionale vista l'assenza di una specifica
legge. Eppure dal 1982 i chiropratici sono stati riconosciuti (circolare n.
66/'82) come operatori specializzati nella manipolazione vertebrale e utilizzati
in strutture sanitarie convenzionate con il Ssn. Tanto da avere i trattamenti
con la mutua: 70 mila lire di ticket per 10 sedute. "Un pasticcio all'italiana",
commenta Eddy Pellissier, dal '95 presidente dell'Aic, alla conferenza stampa
organizzata alla Camera sulle nuove proposte di legge per il riconoscimento
della professione. "Qui s'insegna la manualità ma la formazione
chiropratica si raggiunge in 5 anni di corso e 5 mila ore di studio. In Italia
bastano anche tre settimane. In Sicilia una università offre ai medici
un corso di 100 ore: l'abbiamo denunciato ai Nas, alla Finanza, al ministero
della salute ma in assenza di legge ognuno può fare quel che vuole".
I tribunali hanno sempre sentenziato che non c'è esercizio abusivo della
professione medica. "Ma si deve eseguire una diagnosi", sostiene Pellissier,
"fare un'anamnesi, impostare una cura, pur senza l'uso di farmaci e di
interventi chirurgici come previsto dalla nostra professione, per lavorare bene
e non andare contro il codice deontologico della categoria. Tutti atti riservati
al medico". Così gli abusivi aumentano e quando avvengono incidenti
si riflettono sulla categoria: "ma su 8 incidenti denunciati, 7 sono da
imputare a chi si improvvisa".
Positivi gli studi sull'efficacia
L'efficacia della chiropratica, in particolare per la cura dei dolori nella
parte bassa della schiena, è stata sottoposta a verifica sperimentale
con ottimi risultati. I primi studi sono stati pubblicati nel 1990 e nel '95
sul British Medical Journal. I test clinici, in cui si mettevano a confronto
pazienti in trattamento farmacologico e pazienti in trattamento chiropratico,
dimostrarono che questi ultimi miglioravano molto più rapidamente. I
risultati convinsero il Clinical Standards Advisory Group a raccomandare la
chiropratica per il trattamento dei dolori alla schiena.
Nel 1991 un decisione simile fu presa dalla sanità australiana dopo che
le ricerche in quel paese dimostrarono che, oltre che più efficace, il
trattamento manuale comportava un notevole risparmio dei costi.
Ma attenti a quelli poco esperti
I chiropratici sostengono che il paziente, durante un trattamento, rischia al
massimo di trovarsi con una costola incrinata. Ma alcune osservazioni paventano
che manipolazioni o aggiustamenti chiropratici possono causare un ictus cerebrale.
Ipotesi decisamente smentita da Joseph DiDuro, chiropratico italo americano
laureato a Palmer, autore della ricerca illustrata al recente simposio romano
organizzato dall'International Chiropractors Association e presentata alla Società
italiana di neurologia.
"Si sa che esiste, anche se raro, il rischio di una rottura o chiusura
dei vasi che portano il sangue alla testa. Ma questo pericolo non riguarda solo
i movimenti del collo né solo lo studio del chiropratico dove può
avvenire ogni 8 milioni di visite, cioè 1 ogni 1500 anni di professione!
In chi ha predisposizione per questa patologia qualunque movimento può
essere fatale, ovunque: a casa, alzandosi dal letto, facendo retromarcia con
l'auto, giocando a calcio o parlando al telefono... il rischio è nel
paziente". E lo dimostrano, dice DiDuro, i premi molto bassi pagati dai
chiropratici alle assicurazioni in tutto il mondo.
"Le ricerche confermano che è impossibile uccidere una persona con
le nostre manovre: bisogna uscire molto al di fuori dell'escursione fisiologica
dell'articolazione per fare una lesione dell'arteria e a nessun chiropratico
è stato insegnato ad andare oltre", commenta Daniele Bertamini,
presidente Fédération Internationale de Chiropratique Sportive.
Smentisce il legame tra chiropratica e ictus anche un'altra ricerca pubblicata
sul Journal of Vertebral Subluxation Research e pone l'accento sull'esecutore
degli aggiustamenti: spesso non un chiropratico laureato ma un operatore generico.
"Bisogna conoscere la specifica pressione manuale per correggere il malfunzionamento
spinale ed eliminare qualsiasi interferenza portando salute e benessere. Nelle
mani sbagliate il rischio è di trarre più danni che benefici".
(a. mes.)
Una disciplina di oltre un secolo con la colonna vertebrale al centro del nostro
benessere
Non serve solo per risolvere un "colpo di frusta", della "strega"
o problemi ortopedici in genere. "Per la gente siamo gli specialisti della
colonna, sembriamo solo l'alternativa dell'ortopedia ma la chiropratica s'identifica
come una professione di salute dell'individuo", dice Daniele Bertamini,
presidente Fédération Internationale de Chiropratique Sportive.
Questa disciplina coniuga filosofia e scienza da quando nel 1895 un osteopata
canadese, David D. Palmer, ridonò l'udito a un paziente agendo sugli
squilibri della colonna vertebrale e fondò la Chiropratica come professione
nonché, nell'Iowa, il primo Istituto, il Palmer College, caposcuola di
tutte le successive scuole nel mondo. Alla base, il funzionamento armonico del
corpo sotto il controllo del cervello, quindi la guarigione possibile individuando
nella persona le interferenze, a livello mentale, chimico, strutturale, tra
la comunicazione del sistema nervoso centrale (cervello, midollo spinale) e
gli organi periferici e viscerali. "Quando si crea interferenza non ci
può essere salute". Al di là dei sintomi, e anche in loro
mancanza, il chiropratico corregge quindi le sublussazioni vertebrali, il blocco
cioè di uno o più segmenti della colonna vertebrale. E capita
così che andando dal chiropratico per farsi passare il mal di schiena
si vedono sparire anche altri malesseri cronici. Ad esempio, un nervo immobilizzato
tra le vertebre può causare problemi in ogni parte del corpo. "Rimettendo
a posto" in modo accorto le vertebre sparisce la sublussazione e i messaggi
possono di nuovo viaggiare in modo fisiologico tra muscoli, organi e ghiandole.
"Non è manipolazione", precisa Bertamini, "E' un "fare
con le mani", dal greco cheiro = mano e praktikos = fatto. Si recupera
la salute attraverso il buon funzionamento del sistema nervoso. Segni di disarmonia,
pur senza sintomi, si vedono già dalla postura, dal modo di procedere
nello spazio, da restrizioni di movimento e dalla palpazione: elementi che ci
portano a una diagnosi specifica con la quale poi ripristinare la funzionalità
del sistema e la comunicazione tra i sistemi". Non c'è età
per la chiropratica. "Gli anziani hanno bisogno di noi perché i
nostri sistemi evitano farmaci e migliorano gli acciacchi dell'età",
spiega Thomas Rigel, laurea al National College of Chiropractic a Chicago e
a Roma da 30 anni, "L'osteoporosi crea una situazione specifica della quale
tenere conto, ma il trattamento in sé non è particolarmente traumatico.
Quando ci si trova in condizioni difficili come la lombalgia, il chiropratico
deve "navigare" tra tanti dolori già esistenti, ma l'aggiustamento
non è doloroso per chi non ha problemi della colonna". "Va
bene anche per i piccolissimi e sarebbe ideale di routine", aggiunge Bertamini,
"Un'importante ricerca fatta in Danimarca sulle coliche del neonato ha
dimostrato che i bambini che venivano aggiustati dal chiropratico risolvevano
in pochissimo tempo i loro problemi. D'altra parte basta ricordare che uno dei
traumi principali lo subiamo in sala parto: l'ostetrico prende la testa del
nascituro, la flette, la ruota e la tira... questo può determinare effetti
incredibili d'interferenza nel neonato: che piange perché non sta bene".
La metà dei pazienti vuole risolvere il mal di schiena
Aumenta il ricorso alla chiropratica, secondo i dati forniti dall'associazione
di categoria, nonostante la confusione che regna intorno alle norme che le regolano.
E le recenti restrizioni sulle prestazioni sanitarie. Prima dell'introduzione
dei Lea (Livelli essenziali di assistenza), il 57 per cento dei pazienti preferiva
rivolgersi a un chiropratico convenzionato col Ssn piuttosto che a un privato.
Nel 46 per cento dei casi chi va al chiropratico lo fa per il mal di schiena.
Il 79 per cento dei pazienti ci va dopo aver provato inutilmente a risolvere
il problema con la medicina tradizionale (60 per cento) o per timore (18 per
cento) degli effetti collaterali dei farmaci. Il 14 per cento pratica entrambe
le terapie. In Italia si spendono anche 130 euro per la prima visita e 65 dalla
seconda in poi: più che altrove. Per informazioni comunque ci si può
rivolgere al numero verde 800.0178.06 o in Internet: www.chiropratica.com. Sul
sito ci sono anche le proposte di legge per regolamentare la professione sostenute
dall'Associazione e l'elenco dei corsi riconosciuti dal Cce (Council on Chiropractic
Education). Tra le proposte, la n. 1131 (29/6/2002), d'iniziativa del deputato
Zacchera, con il riconoscimento della chiropratica come professione sanitaria
primaria.
Annamaria Messa