Mani di un chiropratico (Foto)

Dr. Michele de Leo (Foto)
Dr. Michele de Leo
Doctor of Chiropractic
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I chiropratici

Quando a curare bastano le mani Un'arte sanitaria ancora "clandestina". Altri progetti di legge alla Camera per dare finalmente delle norme

Non sono "schiacciaossi", né fisioterapisti o manipolatori tout court. Non sono medici e non pretendono di esserlo. Nella loro scienza, allo stesso tempo filosofia e arte sanitaria, non sono previsti farmaci né interventi chirurgici. I chiropratici sono dottori, nel senso che sono regolarmente laureati in chiroterapia dopo 5 anni di corso universitario.

In tutto il mondo (tranne in Italia, Spagna, Portogallo e Grecia) sono "operatori sanitari primari", professione parallela a quella del medico e dell'odontoiatra. Un esercito che con oltre 100 mila chiropratici negli Usa si colloca al secondo posto dopo i medici generici e prima dei dentisti. In Europa annovera 2.400 iscritti nell'Unione Europea dei Chiropratici (Ecu), in Italia 230 di cui 160 iscritti all'Aic, Associazione Italiana Chiropratici. Tutti laureati all'estero, presso istituti riconosciuti dal Wfc, la federazione mondiale. In Italia, pur non mancando corsi e seminari, non ce ne sono di riconosciuti.

Da noi non c'è nemmeno l'albo professionale vista l'assenza di una specifica legge. Eppure dal 1982 i chiropratici sono stati riconosciuti (circolare n. 66/'82) come operatori specializzati nella manipolazione vertebrale e utilizzati in strutture sanitarie convenzionate con il Ssn. Tanto da avere i trattamenti con la mutua: 70 mila lire di ticket per 10 sedute. "Un pasticcio all'italiana", commenta Eddy Pellissier, dal '95 presidente dell'Aic, alla conferenza stampa organizzata alla Camera sulle nuove proposte di legge per il riconoscimento della professione. "Qui s'insegna la manualità ma la formazione chiropratica si raggiunge in 5 anni di corso e 5 mila ore di studio. In Italia bastano anche tre settimane. In Sicilia una università offre ai medici un corso di 100 ore: l'abbiamo denunciato ai Nas, alla Finanza, al ministero della salute ma in assenza di legge ognuno può fare quel che vuole".

I tribunali hanno sempre sentenziato che non c'è esercizio abusivo della professione medica. "Ma si deve eseguire una diagnosi", sostiene Pellissier, "fare un'anamnesi, impostare una cura, pur senza l'uso di farmaci e di interventi chirurgici come previsto dalla nostra professione, per lavorare bene e non andare contro il codice deontologico della categoria. Tutti atti riservati al medico". Così gli abusivi aumentano e quando avvengono incidenti si riflettono sulla categoria: "ma su 8 incidenti denunciati, 7 sono da imputare a chi si improvvisa".

Positivi gli studi sull'efficacia
L'efficacia della chiropratica, in particolare per la cura dei dolori nella parte bassa della schiena, è stata sottoposta a verifica sperimentale con ottimi risultati. I primi studi sono stati pubblicati nel 1990 e nel '95 sul British Medical Journal. I test clinici, in cui si mettevano a confronto pazienti in trattamento farmacologico e pazienti in trattamento chiropratico, dimostrarono che questi ultimi miglioravano molto più rapidamente. I risultati convinsero il Clinical Standards Advisory Group a raccomandare la chiropratica per il trattamento dei dolori alla schiena.

Nel 1991 un decisione simile fu presa dalla sanità australiana dopo che le ricerche in quel paese dimostrarono che, oltre che più efficace, il trattamento manuale comportava un notevole risparmio dei costi.

Ma attenti a quelli poco esperti
I chiropratici sostengono che il paziente, durante un trattamento, rischia al massimo di trovarsi con una costola incrinata. Ma alcune osservazioni paventano che manipolazioni o aggiustamenti chiropratici possono causare un ictus cerebrale. Ipotesi decisamente smentita da Joseph DiDuro, chiropratico italo americano laureato a Palmer, autore della ricerca illustrata al recente simposio romano organizzato dall'International Chiropractors Association e presentata alla Società italiana di neurologia.

"Si sa che esiste, anche se raro, il rischio di una rottura o chiusura dei vasi che portano il sangue alla testa. Ma questo pericolo non riguarda solo i movimenti del collo né solo lo studio del chiropratico dove può avvenire ogni 8 milioni di visite, cioè 1 ogni 1500 anni di professione! In chi ha predisposizione per questa patologia qualunque movimento può essere fatale, ovunque: a casa, alzandosi dal letto, facendo retromarcia con l'auto, giocando a calcio o parlando al telefono... il rischio è nel paziente". E lo dimostrano, dice DiDuro, i premi molto bassi pagati dai chiropratici alle assicurazioni in tutto il mondo.

"Le ricerche confermano che è impossibile uccidere una persona con le nostre manovre: bisogna uscire molto al di fuori dell'escursione fisiologica dell'articolazione per fare una lesione dell'arteria e a nessun chiropratico è stato insegnato ad andare oltre", commenta Daniele Bertamini, presidente Fédération Internationale de Chiropratique Sportive.

Smentisce il legame tra chiropratica e ictus anche un'altra ricerca pubblicata sul Journal of Vertebral Subluxation Research e pone l'accento sull'esecutore degli aggiustamenti: spesso non un chiropratico laureato ma un operatore generico. "Bisogna conoscere la specifica pressione manuale per correggere il malfunzionamento spinale ed eliminare qualsiasi interferenza portando salute e benessere. Nelle mani sbagliate il rischio è di trarre più danni che benefici".
(a. mes.)

Una disciplina di oltre un secolo con la colonna vertebrale al centro del nostro benessere
Non serve solo per risolvere un "colpo di frusta", della "strega" o problemi ortopedici in genere. "Per la gente siamo gli specialisti della colonna, sembriamo solo l'alternativa dell'ortopedia ma la chiropratica s'identifica come una professione di salute dell'individuo", dice Daniele Bertamini, presidente Fédération Internationale de Chiropratique Sportive. Questa disciplina coniuga filosofia e scienza da quando nel 1895 un osteopata canadese, David D. Palmer, ridonò l'udito a un paziente agendo sugli squilibri della colonna vertebrale e fondò la Chiropratica come professione nonché, nell'Iowa, il primo Istituto, il Palmer College, caposcuola di tutte le successive scuole nel mondo. Alla base, il funzionamento armonico del corpo sotto il controllo del cervello, quindi la guarigione possibile individuando nella persona le interferenze, a livello mentale, chimico, strutturale, tra la comunicazione del sistema nervoso centrale (cervello, midollo spinale) e gli organi periferici e viscerali. "Quando si crea interferenza non ci può essere salute". Al di là dei sintomi, e anche in loro mancanza, il chiropratico corregge quindi le sublussazioni vertebrali, il blocco cioè di uno o più segmenti della colonna vertebrale. E capita così che andando dal chiropratico per farsi passare il mal di schiena si vedono sparire anche altri malesseri cronici. Ad esempio, un nervo immobilizzato tra le vertebre può causare problemi in ogni parte del corpo. "Rimettendo a posto" in modo accorto le vertebre sparisce la sublussazione e i messaggi possono di nuovo viaggiare in modo fisiologico tra muscoli, organi e ghiandole. "Non è manipolazione", precisa Bertamini, "E' un "fare con le mani", dal greco cheiro = mano e praktikos = fatto. Si recupera la salute attraverso il buon funzionamento del sistema nervoso. Segni di disarmonia, pur senza sintomi, si vedono già dalla postura, dal modo di procedere nello spazio, da restrizioni di movimento e dalla palpazione: elementi che ci portano a una diagnosi specifica con la quale poi ripristinare la funzionalità del sistema e la comunicazione tra i sistemi". Non c'è età per la chiropratica. "Gli anziani hanno bisogno di noi perché i nostri sistemi evitano farmaci e migliorano gli acciacchi dell'età", spiega Thomas Rigel, laurea al National College of Chiropractic a Chicago e a Roma da 30 anni, "L'osteoporosi crea una situazione specifica della quale tenere conto, ma il trattamento in sé non è particolarmente traumatico. Quando ci si trova in condizioni difficili come la lombalgia, il chiropratico deve "navigare" tra tanti dolori già esistenti, ma l'aggiustamento non è doloroso per chi non ha problemi della colonna". "Va bene anche per i piccolissimi e sarebbe ideale di routine", aggiunge Bertamini, "Un'importante ricerca fatta in Danimarca sulle coliche del neonato ha dimostrato che i bambini che venivano aggiustati dal chiropratico risolvevano in pochissimo tempo i loro problemi. D'altra parte basta ricordare che uno dei traumi principali lo subiamo in sala parto: l'ostetrico prende la testa del nascituro, la flette, la ruota e la tira... questo può determinare effetti incredibili d'interferenza nel neonato: che piange perché non sta bene".

La metà dei pazienti vuole risolvere il mal di schiena
Aumenta il ricorso alla chiropratica, secondo i dati forniti dall'associazione di categoria, nonostante la confusione che regna intorno alle norme che le regolano. E le recenti restrizioni sulle prestazioni sanitarie. Prima dell'introduzione dei Lea (Livelli essenziali di assistenza), il 57 per cento dei pazienti preferiva rivolgersi a un chiropratico convenzionato col Ssn piuttosto che a un privato. Nel 46 per cento dei casi chi va al chiropratico lo fa per il mal di schiena. Il 79 per cento dei pazienti ci va dopo aver provato inutilmente a risolvere il problema con la medicina tradizionale (60 per cento) o per timore (18 per cento) degli effetti collaterali dei farmaci. Il 14 per cento pratica entrambe le terapie. In Italia si spendono anche 130 euro per la prima visita e 65 dalla seconda in poi: più che altrove. Per informazioni comunque ci si può rivolgere al numero verde 800.0178.06 o in Internet: www.chiropratica.com. Sul sito ci sono anche le proposte di legge per regolamentare la professione sostenute dall'Associazione e l'elenco dei corsi riconosciuti dal Cce (Council on Chiropractic Education). Tra le proposte, la n. 1131 (29/6/2002), d'iniziativa del deputato Zacchera, con il riconoscimento della chiropratica come professione sanitaria primaria.

Annamaria Messa