Mani di un chiropratico (Foto)

Dr. Michele de Leo (Foto)
Dr. Michele de Leo
Doctor of Chiropractic
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Ti puoi fidare di queste mani?

TUTELA DEI PAZIENTI SONO PIU’ DI 4 MILA IN ITALIA COLORO CHE PRATICANO QUESTA MANIPOLAZIONE VERTEBRALE. POCHISSIMI HANNO LA SPECIFICA LAUREA, CHE ESISTE SOLTANTO ALL’ESTERO. GLI ALTRI CHE PREPARAZIONE GARANTISCONO?

In molte nazioni europee (Belgio, Danimarca, Norvegia, Svezia, Svizzera, Gran Bretagna, Francia, Islanda, Finlandia), negli Stati Uniti, Australia, Canada, Nuova Zelanda, Sudafrica e altri Paesi, la chiropratica è oggetto di disciplina specifica, ha piena dignità scientifica e autonomia formativa. Inserita nei sistemi curativi nazionali, prevede un percorso di studi di sei anni d’università, cinquemila ore di formazione e l'acquisizione del titolo di dottore in chiropratica. Il percorso formativo è standardizzato a livello internazionale dal Council on Chiropratic Education e, in Europa, dall'European Council on Chiropratic Education: la preparazione è uguale per tutti i chiropratici che escono dalle università riconosciute da tali enti.

TROPPI PER ESSERE «VERI»
Da noi, i "veri" chiropratici, per intenderci i laureati in chiropratica nelle università estere, non sono più di 200 e quasi tutti riuniti nell'Associazione Italiana Chiropratici. Di questi, soltanto 18 sono italiani. Eppure, si stima che nel nostro Paese ci siano quattromila-cinquemila individui che praticano la chiropratica. Dove l'hanno appresa? Quale titolo hanno conseguito? Difficile dirlo. L'assenza di una legislazione ha portato strutture private e qualche università ad attivare corsi di perfezionamento e masters in chiropratica, dove ad insegnare non sono spesso laureati con alle spalle ben sei anni di rigida formazione. Ci si domanda: il corpo docente dove ha appreso la chiropratica? Chi frequenta questi corsi sa che non sono riconosciuti in altre nazioni? Ecco che si avverte la necessità di una legge sulla materia.

NON SOLO MASSAGGIO
« Il tema è di grande urgenza, si inquadra in quello più generale delle medicine non convenzionali e sarà discusso nella prossima Conferenza dei Presidi di medicina e dei Presidenti dei corsi di laurea in medicina e chirurgia delle Università italiane. Il problema va affrontato su due piani distinti: quello normativo e legislativo; e quello scientifico e formativo» commenta il professor Adelfio Elio Cardinale, preside della Facoltà di medicina dell'Università di Palermo.

Per Cardinale, la chiropratica non è una semplice variante del massaggio o della manipolazione corporale. «Ritengo - dice - che difficilmente possa essere appresa con pochi mesi di perfezionamento teorico e pratico».

« La mancanza di regolamentazione, conforme alle norme europee della chiropratica come professione sanitaria primaria, danneggia i chiropratici e gli utenti» lamenta il dottor Eddy Pellissier, presidente dell’Associazione Italiana Chiropratici.

Di fatto, i chiropratici laureati in altri Paesi dell'Unione Europea e che esercitano in Italia non sono protetti in modo adeguato dal nostro ordinamento, mentre c'è il rischio che cittadini possano essere sottoposti a chiropratica da persone che non hanno specifica laurea e la necessaria abilitazione, secondo i livelli di qualità degli standards internazionali volti proprio a garantire la tutela della salute del paziente.

UNA NUOVA LAUREA
Dice il professore Salvatore Amato, presidente della Commissione sulle medicine non convenzionali della Federazione Ordini dei medici: «Lo spirito del documento siglato tempo fa dagli Ordini dei medici in cui si riconosce lo stato di atto medico alla chiropratica come ad altre medicine non convenzionali, era quello di stabilire il principio che chi opera a fini curativi su una persona ne abbia titolo e competenza. Questo spirito si incarna in una bozza di proposta di legge alla quale si sta lavorando per dare al chiropratico identità e qualificazione, con un corso di laurea di 5 anni. Accanto, può esistere anche il medico chiropratico con alcuni anni di specializzazione».

E i laureati all'estero in chiropratica non riconosciuti in Italia? «Il ministero della Salute, - risponde Amato - identificato un profilo professionale, dovrebbe accertare se il corso di studi estero è valido in Italia o se occorre fare integrazioni».

I masters italiani? «Titoli che non danno validazione al chiropratico. Non identificano un profilo professionale, sono solo una sorta di corsi di perfezionamento. Un’università non può inventarsi un corso, tutte devono seguire determinate regole» dice Amato.

SERVE LA LEGGE

Tante proposte per definire studi e professione

Le diverse proposte di regolamentazione della chiropratica mirano tutte a stabilire un preciso iter di formazione, anche a livello universitario, e all’istituzione di un ordine o di un albo specifico

Al Parlamento giacciono diverse proposte di legge per disciplinare la professione di chiropratico.

Una, intende istituire e riconoscere le professioni sanitarie di osteopata e di chiropratico quali libere professioni nell'ambito dell'assistenza sanitaria, tenuto conto che le due figure operano sul paziente solo manualmente, senza l'utilizzo di prodotti medicinali o strumenti chirurgici. Si prevede l'istituzione di due distinti registri nazionali professionali e il riconoscimento dei titoli conseguiti nell'ambito dell'UE o in stati con i quali esiste un trattamento di reciprocità.

Un altro disegno di legge chiede l'istituzione di un albo professionale per i chiropratici e l'istituzione di un corso di laurea in chiropratica, per porre l'Italia in linea con gli altri Paesi europei.

Un altro ancora riconosce il crescente interesse della popolazione verso le medicine non convenzionali, il bisogno di una medicina "più umana" e mira ad individuare un nucleo organico di norme che costituisca un riconoscimento giuridico per determinate terapie non convenzionali. Tra queste la chiropratica; ma a praticarla, così come per altre medicine non convenzionali, devono essere dei laureati in medicina, preparati da corsi post-laurea gestiti anche da istituti privati autorizzati. La durata del corso sarebbe triennale con un totale complessivo di almeno trecentotrenta ore, delle quali cinquanta di pratica clinica (ipotizzando un impegno di 5 ore al giorno, la pratica clinica si acquisirebbe in 10 giorni. Nessun commento.).

E i chiropratici con laurea universitaria conseguita in altri Paesi europei? Come verrà, secondo questa proposta di legge, disciplinata la loro attività nel nostro Paese? Non si sa. Eppure, all'interno dell'Unione Europea il loro titolo non può che essere valido.

« Se la chiropratica in Italia deve essere attuata solo da laureati in medicina, si rischia di avere una situazione diversa dal resto d'Europa», commenta il dottore Peter Christensson, iscritto all'ordine dei chiropratici in Svezia. Christensson attualmente pratica la sua attività a Roma.

Pare, comunque, che i presentatori della proposta stiano lavorando ad una modifica per renderla più aderente alla realtà d'oggi.

L'ultimo disegno di legge, per il riconoscimento della chiropratica come professione sanitaria primaria, prevede un corso di laurea non inferiore a 5 anni, materie d'insegnamento secondo gli standard del Council on Chiropratic Education (CEE) e dell'European Council on Chiropratic Education (ECCE), l'istituzione di un Ordine professionale dei chiropratici al quale potranno iscriversi coloro che hanno la laurea in chiropratica rilasciata da università o enti riconosciuti dal CEE e dall'ECCE e che abbiano superato l'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio professionale.

UN CONTROLLO IN MANCANZA DELLE REGOLE L'Associazione ...
L'Associazione Italiana Chiropratici, fondata nel 1974, in assenza di una legge sulla materia, si trova a ricoprire la funzione di Ordine dei chiropratici, in altre parole a tutelare il cittadino sull'operato della professione, certificando che gli appartenenti all'Associazione sono regolarmente laureati, frequentano regolari corsi di aggiornamento e sono sottoposti a controlli sulla loro attività.

Il numero verde dell’Associazione è: 800017806.

NATA NEGLI STATI UNITI PIÙ DI CENTO ANNI FA, QUASI SUBITO ...

NATA NEGLI STATI UNITI PIÙ DI CENTO ANNI FA, QUASI SUBITO ESPORTATA IN CANADA E IN SEGUITO NEL REGNO UNITO DA DOVE SI DIFFUSE IN ALTRI PAESI EUROPEI, LA CHIROPRATICA HA COME BASE LA MANIPOLAZIONE ESPERTA DELLA COLONNA VERTEBRALE A FINI CURATIVI. IL PRINCIPIO È CHE DIVERSI DISTURBI HANNO ORIGINE DA UN'IRREGOLARE POSIZIONE DELLE ARTICOLAZIONI VERTEBRALI, FENOMENO CHE PUÒ ESSERE CAUSA DI LOMBALGIA, SCIATICA, DOLORI DI SCHIENA IN GENERE, DOLORI CERVICALI, CEFALEA. L'ESAME RADIOLOGICO DELL'INTERA COLONNA VERTEBRALE EVIDENZIA IL PROBLEMA E IL CHIROPRATICO INTERVIENE, CON UN TRATTAMENTO MANUALE SPECIFICO, A CORREGGERE LE RISCONTRATE ALTERAZIONI DEI SINGOLI ELEMENTI DELLA COLONNA.

PER FARE CIÒ OCCORRE UNA SERIA PREPARAZIONE. SENZA DI QUESTA, IL RISCHIO DI PROVOCARE DANNI È ALTO.

IN ITALIA, PURTROPPO, NON ESISTE UNA LEGISLAZIONE CHE DISCIPLINI LA PROFESSIONE DEL CHIROPRATICO. UN'ANOMALIA CHE NELL'EUROPA OCCIDENTALE ESISTE SOLO IN ALTRI TRE PAESI: GRECIA, SPAGNA E PORTOGALLO E CHE PORTA ANCHE PERSONE NON QUALIFICATE A FREGIARSI DEL TITOLO DI CHIROPRATICO, UN FENOMENO CHE NON TUTELA COLORO CHE SI SOTTOPONGONO A TRATTAMENTO.

DISTURBI IN COLONNA

MAL DI TESTA CHE NASCE DALLA SCHIENA
Nel campo delle cefalee la chiropratica può avere un ruolo non secondario.

L’International Headache Society, la società internazionale per lo studio delle cefalee, ha infatti inserito nella riclassificazione di questi disturbi una nuova categoria, la “cervicogenica”, adottata per descrivere quel mal di testa derivante dalle strutture della parte cervicale della colonna vertebrale. Recenti studi europei suggeriscono che circa la metà dei pazienti ai quali è stata diagnosticata una cefalea muscolotensiva o un’emicrania sono i realtà affetti da cefalea cervicogenea, disturbo che si presenta con altrettanta frequenza dell’emicrania.

I CORSI
In Italia esistono soltanto corsi di chiropratica istituiti da strutture private oppure da qualche università che non rilasciano titoli riconosciuti.