Corriere Salute
Ti puoi fidare di queste mani?
TUTELA DEI PAZIENTI SONO PIU’ DI 4 MILA IN ITALIA COLORO CHE PRATICANO QUESTA
MANIPOLAZIONE VERTEBRALE. POCHISSIMI HANNO LA SPECIFICA LAUREA, CHE ESISTE SOLTANTO
ALL’ESTERO. GLI ALTRI CHE PREPARAZIONE GARANTISCONO?
In molte nazioni europee (Belgio, Danimarca, Norvegia, Svezia, Svizzera, Gran
Bretagna, Francia, Islanda, Finlandia), negli Stati Uniti, Australia, Canada,
Nuova Zelanda, Sudafrica e altri Paesi, la chiropratica è oggetto di
disciplina specifica, ha piena dignità scientifica e autonomia formativa.
Inserita nei sistemi curativi nazionali, prevede un percorso di studi di sei
anni d’università, cinquemila ore di formazione e l'acquisizione
del titolo di dottore in chiropratica. Il percorso formativo è standardizzato
a livello internazionale dal Council on Chiropratic Education e, in Europa,
dall'European Council on Chiropratic Education: la preparazione è uguale
per tutti i chiropratici che escono dalle università riconosciute da
tali enti.
TROPPI PER ESSERE «VERI»
Da noi, i "veri" chiropratici, per intenderci i laureati in chiropratica
nelle università estere, non sono più di 200 e quasi tutti riuniti
nell'Associazione Italiana Chiropratici. Di questi, soltanto 18 sono italiani.
Eppure, si stima che nel nostro Paese ci siano quattromila-cinquemila individui
che praticano la chiropratica. Dove l'hanno appresa? Quale titolo hanno conseguito?
Difficile dirlo. L'assenza di una legislazione ha portato strutture private
e qualche università ad attivare corsi di perfezionamento e masters in
chiropratica, dove ad insegnare non sono spesso laureati con alle spalle ben
sei anni di rigida formazione. Ci si domanda: il corpo docente dove ha appreso
la chiropratica? Chi frequenta questi corsi sa che non sono riconosciuti in
altre nazioni? Ecco che si avverte la necessità di una legge sulla materia.
NON SOLO MASSAGGIO
« Il tema è di grande urgenza, si inquadra in quello più
generale delle medicine non convenzionali e sarà discusso nella prossima
Conferenza dei Presidi di medicina e dei Presidenti dei corsi di laurea in medicina
e chirurgia delle Università italiane. Il problema va affrontato su due
piani distinti: quello normativo e legislativo; e quello scientifico e formativo»
commenta il professor Adelfio Elio Cardinale, preside della Facoltà di
medicina dell'Università di Palermo.
Per Cardinale, la chiropratica non è una semplice variante del massaggio
o della manipolazione corporale. «Ritengo - dice - che difficilmente possa
essere appresa con pochi mesi di perfezionamento teorico e pratico».
« La mancanza di regolamentazione, conforme alle norme europee della chiropratica
come professione sanitaria primaria, danneggia i chiropratici e gli utenti»
lamenta il dottor Eddy Pellissier, presidente dell’Associazione Italiana
Chiropratici.
Di fatto, i chiropratici laureati in altri Paesi dell'Unione Europea e che esercitano
in Italia non sono protetti in modo adeguato dal nostro ordinamento, mentre
c'è il rischio che cittadini possano essere sottoposti a chiropratica
da persone che non hanno specifica laurea e la necessaria abilitazione, secondo
i livelli di qualità degli standards internazionali volti proprio a garantire
la tutela della salute del paziente.
UNA NUOVA LAUREA
Dice il professore Salvatore Amato, presidente della Commissione sulle medicine
non convenzionali della Federazione Ordini dei medici: «Lo spirito del
documento siglato tempo fa dagli Ordini dei medici in cui si riconosce lo stato
di atto medico alla chiropratica come ad altre medicine non convenzionali, era
quello di stabilire il principio che chi opera a fini curativi su una persona
ne abbia titolo e competenza. Questo spirito si incarna in una bozza di proposta
di legge alla quale si sta lavorando per dare al chiropratico identità
e qualificazione, con un corso di laurea di 5 anni. Accanto, può esistere
anche il medico chiropratico con alcuni anni di specializzazione».
E i laureati all'estero in chiropratica non riconosciuti in Italia? «Il
ministero della Salute, - risponde Amato - identificato un profilo professionale,
dovrebbe accertare se il corso di studi estero è valido in Italia o se
occorre fare integrazioni».
I masters italiani? «Titoli che non danno validazione al chiropratico.
Non identificano un profilo professionale, sono solo una sorta di corsi di perfezionamento.
Un’università non può inventarsi un corso, tutte devono
seguire determinate regole» dice Amato.
SERVE LA LEGGE
Tante proposte per definire studi e professione
Le diverse proposte di regolamentazione della chiropratica mirano tutte a stabilire
un preciso iter di formazione, anche a livello universitario, e all’istituzione
di un ordine o di un albo specifico
Al Parlamento giacciono diverse proposte di legge per disciplinare la professione
di chiropratico.
Una, intende istituire e riconoscere le professioni sanitarie di osteopata e
di chiropratico quali libere professioni nell'ambito dell'assistenza sanitaria,
tenuto conto che le due figure operano sul paziente solo manualmente, senza
l'utilizzo di prodotti medicinali o strumenti chirurgici. Si prevede l'istituzione
di due distinti registri nazionali professionali e il riconoscimento dei titoli
conseguiti nell'ambito dell'UE o in stati con i quali esiste un trattamento
di reciprocità.
Un altro disegno di legge chiede l'istituzione di un albo professionale per
i chiropratici e l'istituzione di un corso di laurea in chiropratica, per porre
l'Italia in linea con gli altri Paesi europei.
Un altro ancora riconosce il crescente interesse della popolazione verso le
medicine non convenzionali, il bisogno di una medicina "più umana"
e mira ad individuare un nucleo organico di norme che costituisca un riconoscimento
giuridico per determinate terapie non convenzionali. Tra queste la chiropratica;
ma a praticarla, così come per altre medicine non convenzionali, devono
essere dei laureati in medicina, preparati da corsi post-laurea gestiti anche
da istituti privati autorizzati. La durata del corso sarebbe triennale con un
totale complessivo di almeno trecentotrenta ore, delle quali cinquanta di pratica
clinica (ipotizzando un impegno di 5 ore al giorno, la pratica clinica si acquisirebbe
in 10 giorni. Nessun commento.).
E i chiropratici con laurea universitaria conseguita in altri Paesi europei?
Come verrà, secondo questa proposta di legge, disciplinata la loro attività
nel nostro Paese? Non si sa. Eppure, all'interno dell'Unione Europea il loro
titolo non può che essere valido.
« Se la chiropratica in Italia deve essere attuata solo da laureati in
medicina, si rischia di avere una situazione diversa dal resto d'Europa»,
commenta il dottore Peter Christensson, iscritto all'ordine dei chiropratici
in Svezia. Christensson attualmente pratica la sua attività a Roma.
Pare, comunque, che i presentatori della proposta stiano lavorando ad una modifica
per renderla più aderente alla realtà d'oggi.
L'ultimo disegno di legge, per il riconoscimento della chiropratica come professione
sanitaria primaria, prevede un corso di laurea non inferiore a 5 anni, materie
d'insegnamento secondo gli standard del Council on Chiropratic Education (CEE)
e dell'European Council on Chiropratic Education (ECCE), l'istituzione di un
Ordine professionale dei chiropratici al quale potranno iscriversi coloro che
hanno la laurea in chiropratica rilasciata da università o enti riconosciuti
dal CEE e dall'ECCE e che abbiano superato l'esame di Stato per l'abilitazione
all'esercizio professionale.
UN CONTROLLO IN MANCANZA DELLE REGOLE L'Associazione ...
L'Associazione Italiana Chiropratici, fondata nel 1974, in assenza di una legge
sulla materia, si trova a ricoprire la funzione di Ordine dei chiropratici,
in altre parole a tutelare il cittadino sull'operato della professione, certificando
che gli appartenenti all'Associazione sono regolarmente laureati, frequentano
regolari corsi di aggiornamento e sono sottoposti a controlli sulla loro attività.
Il numero verde dell’Associazione è: 800017806.
NATA NEGLI STATI UNITI PIÙ DI CENTO ANNI FA, QUASI SUBITO ...
NATA NEGLI STATI UNITI PIÙ DI CENTO ANNI FA, QUASI SUBITO ESPORTATA
IN CANADA E IN SEGUITO NEL REGNO UNITO DA DOVE SI DIFFUSE IN ALTRI PAESI EUROPEI,
LA CHIROPRATICA HA COME BASE LA MANIPOLAZIONE ESPERTA DELLA COLONNA VERTEBRALE
A FINI CURATIVI. IL PRINCIPIO È CHE DIVERSI DISTURBI HANNO ORIGINE DA
UN'IRREGOLARE POSIZIONE DELLE ARTICOLAZIONI VERTEBRALI, FENOMENO CHE PUÒ
ESSERE CAUSA DI LOMBALGIA, SCIATICA, DOLORI DI SCHIENA IN GENERE, DOLORI CERVICALI,
CEFALEA. L'ESAME RADIOLOGICO DELL'INTERA COLONNA VERTEBRALE EVIDENZIA IL PROBLEMA
E IL CHIROPRATICO INTERVIENE, CON UN TRATTAMENTO MANUALE SPECIFICO, A CORREGGERE
LE RISCONTRATE ALTERAZIONI DEI SINGOLI ELEMENTI DELLA COLONNA.
PER FARE CIÒ OCCORRE UNA SERIA PREPARAZIONE. SENZA DI QUESTA, IL RISCHIO
DI PROVOCARE DANNI È ALTO.
IN ITALIA, PURTROPPO, NON ESISTE UNA LEGISLAZIONE CHE DISCIPLINI LA PROFESSIONE
DEL CHIROPRATICO. UN'ANOMALIA CHE NELL'EUROPA OCCIDENTALE ESISTE SOLO IN ALTRI
TRE PAESI: GRECIA, SPAGNA E PORTOGALLO E CHE PORTA ANCHE PERSONE NON QUALIFICATE
A FREGIARSI DEL TITOLO DI CHIROPRATICO, UN FENOMENO CHE NON TUTELA COLORO CHE
SI SOTTOPONGONO A TRATTAMENTO.
DISTURBI IN COLONNA
MAL DI TESTA CHE NASCE DALLA SCHIENA
Nel campo delle cefalee la chiropratica può avere un ruolo non secondario.
L’International Headache Society, la società internazionale per
lo studio delle cefalee, ha infatti inserito nella riclassificazione di questi
disturbi una nuova categoria, la “cervicogenica”, adottata per descrivere
quel mal di testa derivante dalle strutture della parte cervicale della colonna
vertebrale. Recenti studi europei suggeriscono che circa la metà dei
pazienti ai quali è stata diagnosticata una cefalea muscolotensiva o
un’emicrania sono i realtà affetti da cefalea cervicogenea, disturbo
che si presenta con altrettanta frequenza dell’emicrania.
I CORSI
In Italia esistono soltanto corsi di chiropratica istituiti da strutture private
oppure da qualche università che non rilasciano titoli riconosciuti.