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Dr. Michele de Leo (Foto)
Dr. Michele de Leo
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Chiropratica made in Italy - In attesa delle regole

La chiropratica si impara solo un università estere ma si pratica anche in Italia nonostante il vuoto legislativo in materia. Imprescindibile punto di riferimento è l’Associazione di categoria.

Milano – Per qualcuno la chiropratica è solo una tecnica utile per curare il mal di schiena. Molti non sanno nemmeno cosa sia di preciso. Di certo, sulla materia regna una gran confusione, complice l’assenza di una legge che disciplini in modo preciso il settore. Di questi temi si è parlato a Milano, in occasione di un incontro organizzato dall’Associazione Italiana Chiropratici (Aic).
Innanzitutto, chi è esattamente il chiropratico? «Può definirsi tale – spiega Ignaas Meersseman, rappresentante dell’Aic – solo chi ha conseguito il titolo di dottore in chiropratica seguendo uno specifico corso di laurea della durata minima di cinque anni con obbligo di frequenza presso facoltà universitarie straniere accreditate dal Council on Chiropractic Education (Cce), un organismo che detta i requisiti e gli standard formativi che gli istituti devono soddisfare per essere riconosciuti e abilitati all’insegnamento della chiropratica».
Per quanto riguarda l’iter di studio, molti degli esami fondamentali sono comuni al corso di laurea in medicina.
Si affrontano per esempio discipline di base come anatomia e fisiologia e materie più strettamente cliniche come neurologia e ortopedia, a cui si aggiungono naturalmente le discipline specifiche ed esclusive dell’ambito chiropratico, come tecnica chiropratica e palpazione e analisi scheletrica. Per diventare chiropratici occorre dunque laurearsi e per farlo bisogna andare all’estero dato che in Italia non esistono facoltà di chiropratica presenti invece da molti anni in Australia, Canada, Danimarca, Francia, Giappone, Inghilterra, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Sud Africa. Non solo: questa disciplina ormai diffusa in tutto il mondo ed è stata riconosciuta a livello legislativo in molte nazioni e in quasi tutta Europa, ma non in Italia. Il nostro infatti è l’unico paese europeo, insieme alla Grecia, in cui manca tuttora una normativa che regoli l’esercizio della professione. «Questo vuoto legislativo – avverte Meersseman – unito alla scarsità e alla vaghezza delle conoscenze sull’argomento, lascia spazio al proliferare di operatori che millantano una competenza di cui in realtà sono privi e che costituiscono un pericolo per la salute dei cittadini».
In Italia, infatti, esercitano circa 300 professionisti in possesso di una laurea riconosciuta dal Cce, di cui 166 iscritti all’Aic (si veda di seguito), a fronte di un esercito di circa tremila sedicenti chiropratici, che non hanno in realtà le qualifiche adeguate e che si professano tali magari dopo aver seguito “corsi” della durata di qualche weekend.
Proprio per questo i chiropratici chiedono con forza una legge: per poter svolgere regolarmente la propria attività, che al momento non gode di alcuna tutela giuridica, ma anche per sgombrare il campo dai tanti praticoni che vi operano senza le necessarie competenze e per proteggere i cittadini.
Attualmente, la più recente proposta di legge in materia è del 2003, a firma dell’Onorevole Paolo Lucchese, sul “riconoscimento delle medicine e delle pratiche non convenzionali”. Il testo prevede, tra l’altro, l’istituzione della professione sanitaria non convenzionale esercitata dai laureati in chiropratica, con espresso divieto di prescrizione farmacologia e di effettuazione di qualsiasi tipo di intervento chirurgico, la formazione dei relativi Ordini e Albi professionali e l’istituzione di una commissione per la formazione della specifica professione. Al momento, la proposta è ferma all’esame della Commissione Affari Sociali della Camera.

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L’Associazione Italiana Chiropratici (Aic) celebra quest’anno trent’anni di servizio: nasce infatti a Genova nel 1974 per iniziativa di quattro professionisti, tre francesi ed un italiano, mossi da un intento di rappresentare e promuovere la disciplina in Italia. «A questo – spiega Manuel Mazzini, responsabile delle relazioni pubbliche dell’Aic – si è aggiunta negli ultimi tempi la necessità di fare chiarezza sul metodo di cura e, nello stesso tempo, di tutelare gli utenti».
In attesa di una legge che disciplini il settore, l’Aic agisce di fatto come un vero e proprio ordine professionale fornendo ai cittadini la garanzia di poter usufruire dei servizi di professionisti qualificati. L'Associazione, infatti, accetta come soci solo i chiropratici che si sono laureati nei college stranieri riconosciuti e accreditati dal Council on Chiropractic Education (Cce). Tra i suoi obiettivi vi è inoltre quello di mantenere gli standard educativi, etici e di competenza necessari per lo svolgimento della professione e a tal fine organizza ogni anno corsi di aggiornamento post-laurea che gli iscritti sono tenuti a frequentare per non perdere la qualifica di soci. Per farsi conoscere, l’Associazione ha creato un sito (www.associazionechiropratici.it) e attivato in numero verde 800 017806 a cui ci si può rivolgere per avere numeri ed indirizzi dei chiropratici associati, per ottenere informazioni su scopi ed efficacia della tecnica e per conoscere l’elenco delle università in cui è possibile laurearsi e conseguire il titolo di dottore in chiropratica.
Associazione Italiana Chiropratici: Via Brigata Liguria, 1/20 16121 Genova. Tel 010 5533036

ALESSANDRA TERZAGHI