La Stampa
Un'antica medicina osteggiata da quella tradizionale
«Vinciamo il dolore ma per l’Italia siamo stregoni»
I chiropratici chiedono di essere riconosciuti come veri professionisti Nel resto del mondo hanno albo e laurea, da noi sono «manipolatori»
MILANO
Il primo che si è rivolto a loro non aveva un semplice mal di schiena. 1895, Stati Uniti: davanti a Daniel David Palmer c’è un uomo che ha perso l’udito anni prima per un trauma alla spina dorsale. Poche abili mosse con le mani, uno scrocchio qua e là sulle sue vertebre e Palmer lo guarisce. Allora qualcuno gridò al miracolo. E di miracolo in miracolo i chiropratici hanno fatto strada. L’ultimo biglietto staccato è stato quello per Atene, l’estate scorsa, dove con tanto di pass hanno assistito i nuotatori olimpici a bordo piscina. In 109 anni la loro tecnica «è diventata la terza professione sanitaria del mondo occidentale», come ricorda John Williams il presidente dell’Associazione Italiana Chiropratici, dietro alla medicina allopatica, quella che tutti conosciamo e a cui ci affidiamo normalmente, e all’odontoiatria. Ma se questo è chiaro quasi ovunque, in Italia ancora nessuno se ne è accorto. Punto primo: la gran parte delle persone, il 95% secondo una ricerca della World Federation of Chiropractic, si rivolge al chiropratico solo quando è piegato dal mal di schiena, da cefalee varie, da dolori vari a spalle, braccia e gambe. Semplicemente perché ha sentito dire che il sistema «funziona rapidamente», quasi fosse l’alternativa veloce all’ortopedico. Punto secondo: nel nostro Paese chiunque può fregiarsi del titolo di chiropratico. Ci sono due disegni di legge bellamente dimenticati in Parlamento per un riconoscimento di un albo. Senza regole chiare per tutti loro, i chiropratici, rischiano un giorno su due la denuncia per esercizio abusivo della professione medica (l’ha messo nero su bianco la Cassazione nel 2003), quando medici non vogliono essere. Negli Stati Uniti, o in Canada, il problema non esiste: ci sono facoltà universitarie dove si studia la materia per sette anni con obbligo di frequenza. Da noi il nulla. E’ per questo che tra gli iscritti all’Associazione italiana su 300 chiropratici solo una trentina sono italiani, che magari alla laurea in medicina hanno aggiunto la laurea anglosassone. Sono questi che oggi vogliono fare chiarezza sulla loro professione. Non una medicina alternativa tout court, ma uno strumento che affianca quello tradizionale e che molto spesso riesce a ridurre, se non a eliminare, interventi chirurgici e medicine troppo spesso prescritte manco fossero caramelle. Ma quali sono le differenze tra la medicina ufficiale e la chiropratica? «Il primo - spiega Simona Pasquetto, medico chirurgo e doctor of Chiropractic - è che la medicina cura il sintomo e la malattia, principalmente attraverso l’uso di farmaci. La chiropratica, invece, cura il malato, non la malattia. La diagnosi consiste nell’identificazione delle cause che hanno determinato uno o più sintomi». La medicina, insomma, sfrutta l’azione di princìpi contrari a quelli che provocano il malanno. I chiropratici non curano la malattia. Semplicemente si favorisce l’organismo a ritrovare le sue «innate capacità di tornare in condizione di equilibrio». E al centro del possibile benessere non c’è solo il classico mal di schiena. Sempre secondo il suddetto rapporto il 25% dei pazienti che si rivolge al chiropratico ha avuto benefici anche per problemi a carico dell’apparato respiratorio, digerente, circolatorio e visivo. Quasi un passepartout, insomma. Ma come funziona? Non pronunciate nemmeno per sogno il termine «manipolazione». Il chiropratico preferisce parlare di «aggiustamento», che coinvolge il sistema nervoso centrale. Ci sono decine di tecniche diverse con cui si interviene, principalmente sulla colonna vertebrale. Ma le pressioni variano, dallo sfioramento all’intervento più deciso, anche se «non sono affatto dolorose». Altro errore imperdonabile è quello di considerare il ricorso all’arte del chiropratico come «ultima spiaggia», dopo averle provate tutte. O di escluderla a priori in gravidanza («falso, aiuta a combattere il mal di schiena frequente», avverte Andrea Cecchi, vicepresidente dell’associazione), per i bebè («appena sono nati i miei ho fatto dar subito loro una controllatina»), per gli anziani («ho curato tempo fa una centenaria», ribatte la Pasquetto). La chiropratica si adatta bene alla prevenzione, per aiutare a eliminare in partenza danni da stress, fumo, alcol, vita sedentaria. Gli sportivi, plaudono. Dino Meneghin, team director della nazionale di basket, sostiene come tale scienza «migliori le performance degli atleti e ne favorisce il recupero in caso di infortunio». Lorenzo Vismara, nuotatore, recentemente quarto ai Giochi di Atene, non ha dubbi: «Li ho scoperti 5 anni fa, grazie a loro ho ridotto quasi a zero l’uso di antiinfiammatori e antidolorifici, che nel nostro ambiente abbondano. Oggi per me i chiropratici sono come i meccanici per una macchina di Formula Uno: poco prima di entrare in vasca mi danno l’ultima aggiustatina e i risultati sono eccezionali».